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Protocollo di Kyoto in Italia, Ronchi: "Possiamo farcela, occorre intensificare gli sforzi"
I dati nel recente rapporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, a quattro anni dall'entrata in vigore del protocollo
ROMA - Quando si parla di cambiamenti climatici è facile essere pessimisti: vivremo in un pianeta sempre più caldo, non stiamo facendo abbastanza, gli obiettivi di Kyoto prima e quelli imposti dall’Europa poi comportano uno sforzo che al momento non c’è, sono obiettivi difficili da raggiungere. Non è dello stesso parere Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che ha presentato, in occasione dell’anniversario del protocollo, un dossier di bilancio: “Troppi e per troppo tempo hanno affermato la difficoltà di riduzione di Co2 dell’Europa nel periodo 2008-2012 per giustificare l’inazione, ma ormai abbiamo dati aggiornati che indicano che l’Ue supererà il suo obiettivo e anche in Italia il trend è cambiato”. In che modo l’Italia raggiungerà l’obiettivo del 6,5% in meno di Co2, rispetto alle emissioni del 1990 entro il 2012 “Diciamo che ci avvicineremo moltissimo. Secondo i nostri calcoli l’Italia arriverebbe ad una diminuzione del 5,4% di co2. Finora le stime europee si basano su dati precedenti il 2005: il vero cambiamento invece è avvenuto proprio a partire dal 2005, anno di entrata in vigore del protocollo. In più la crisi economica ha contratto i consumi energetici così se, nel 2010 dovesse esserci una ripresa economica ci sarà anche un innalzamento del prezzo del petrolio quindi un disincentivo ad utilizzarlo. Certo occorre uno sforzo aggiuntivo”. Uno sforzo aggiuntivo in quale direzione? “Non andrebbero aumentate le centrali a carbone(a meno di non dotarle di impianti per la cattura e siti per lo stoccaggio della CO2) e bisognerebbe dare un maggiore impulso alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. Inoltre andrebbe implementato il registro degli assorbimenti di carbonio che consente di contabilizzare le riduzioni di Co2 che già avvengono ma che non sono registrate”. L’impegno delle Regioni italiane per raggiungere gli obiettivi di Kyoto è molto differenziato “Credo che si debba stabilire una ripartizione ponderata degli obiettivi per Regione, stabilire su base regionale parametri come l’efficienza energetica degli edifici, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la mobilità urbana e a livello nazionale pianificare gli impianti e i siti di stoccaggio della Co2. A livello territoriale la spinta verso le rinnovabili è molto forte, ma ho dei dubbi sulla efficacia delle politiche che vengono attuate. Entro il 2020 dovremo raddoppiare l’uso delle energie alternative e non vedo uno sforzo corrispondente all’obiettivo da raggiungere Nel periodo 2000-2006 l?Europa in un +26% dei casi ha fatto ricorso alle energie alternative, in Italia sebbene si sia registrato un forte incremento nel 2008 dell’energia eolica e idroelettrica, siamo ad un incremento del 3-4%” Lei parla di non aumentare le centrali a carbone: come giudica il recente accordo italo-francese sul nucleare? "Ogni mega centrale a carbone comporta un aumento delle emissioni di circa 5 Milioni di tonn di CO2: se aumentiamo le centrali a carbone non possiamo rispettare gli impegni di Kyoto, a meno che dotiamo queste nuove centrali di impianti per la cattura e di siti per lo stoccaggio della CO2. L’accordo di cui lei parla per ora è una semplice dichiarazione congiunta, che elenca alcune intenzioni di collaborazione sullo sviluppo del nucleare in Italia. "Il Governo ha annunciato che intende costruire 4 centrali nucleari,come parte di un programma che ne prevede 10. La prima dovrebbe entrare in esercizio nel 2020. A me risulta che l’art117 della nostra attuale Costituzione affidi alle Regioni la decisione sugli impianti per la produzione di energia elettrica e ho per ora sentito solo generiche dichiarazioni, in prevalenza contrarie, delle Regioni. Il rientro nel nucleare, ammesso che risulti praticabile, in Italia sarebbe molto costoso: per ridurre le emissioni di CO2 si può fare molto di più, spendendo molto di meno. Visto che si sta sviluppando la ricerca per una nuova generazione di reattori , più sicuri e che risolvono il problema delle scorie radioattive, se proprio si vuol rientrare, perché non aspettare la IV generazione? Comunque resta ancora molto da fare per attenersi al protocollo di Kyoto, quali sono le cause di questi ritardi? “Innanzitutto c’è una debolezza della governance ambientale in senso globale: la debolezza di meccanismi sanzionatori a livello internazionale si riflette anche sulla cogenza degli obiettivi nazionali. Il sistema di sanzioni del Protocollo di Kyoto non è stato sviluppato: dopo la dissociazione degli Stati Uniti, la trattativa per rendere incisive le sanzioni si è arenata. Ad oggi quando uno stato firmatario non rispetta gli obiettivi fissati dal Protocollo, subisce un richiamo, viene invitato ad attuare misure integrative, compresi i meccanismi flessibili (interventi all’estero o di cooperazione con Paesi in via di sviluppo). Ma gli obblighi non sono sanzionati in maniera efficace. Con la Presidenza Obama il quadro generale dovrebbe migliorare: ha dichiarato di voler rientrare nella trattativa per il clima in modo incisivo, ha indicato nel documento di bilancio, votato dal Congresso, un impegno di riduzione delle emissioni del 14% entro il 2020 e dell’83% al 2050. Tenga presente che gli Stati Uniti al 2006 hanno aumentate del 16% le emissioni rispetto al 1990 e che quindi per loro rimontare un simile ritardo richiede un grande sforzo. Terzo fattore dell’”insuccesso” del protocollo di Kyoto è il rapido aumento delle emissioni da parte dei Paesi di nuova industrializzazione”, in particolare della Cina che ormai ha superato le emissioni degli Stati Uniti. Per mitigare la crisi climatica è ormai indispensabile associare anche questi Paesi a impegni di riduzione delle emissioni di gas serra.
From
03/03/2009 01:11 PM
to
03/03/2009 01:11 PM
Luogo
Progetto
Argomento
Ambiente
Coverage
Italia
Destinatari
Relation
Editore
ITA
Formato
Last modified:
03/03/2009 06:26 PM
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